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L’ARTE DEL RATTO _ DA HITLER A ELGIN (puntata pilota)

L’ARTE DEL RATTO: Serie Tv  IN FASE DI PRE PRODUZIONE  oggetto della serie: avventurose vicende di opere d’arte che durante guerre o capovolgimenti politici emigrarono “legalmente”  o meno dai paesi d’origine all’estero nel corso della storia. Produzione Giovefilm. 2020

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Primo Episodio (puntata pilota) “DA HITLER A ELGIN”

In questa prima puntata pilota: Si apre il racconto in grado di mettere immediatamente lo spettatore in sintonia con il tema: ne risulta film  sulle opere  d’arte   di importantissimi paesi dove l’arte è stata oggetto di “scippo”, “furto”, od illeggittimo trasferimento all’estero. In particolare due paesi fortissimamente uniti da tradizione, arte appunto e storia, Italia e Grecia. Ma partiamo da una analisi più dettagliata per darvi anche in questa sede una impressione valida di che cosa tratta il primo episodio…L’Italia aveva ereditato (frutto di una stratificazione secolare) le collezioni più ricche del mondo, come la Colonna, la Aldobrandini, la Chigi. Oggi disperse in giro per il pianeta. Anche qui, un ruolo centrale lo ha giocato la mancata comprensione del valore delle cose. Ma pure la fragilità politica: non è un caso che appena dopo l’Unità d’Italia, complice la confusione e la scomparsa del «mondo di ieri», per dirla con Stefan Zweig, si allentassero i vincoli che impedivano la dispersione e la vendita di opere preziose e che in quel periodo (o un po’ prima) l’Inghilterra riuscisse ad acquistare la collezione Lombardi-Baldi di Firenze. Che cosa c’era dentro? Be’, le cose più belle che oggi ammirate nella National Gallery di Londra, una su tutte l’Adorazione dei Magi di Botticelli.

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Il Risorgimento, poi, con l’indemaniamento degli edifici sacri e con le nuove leggi sui beni ecclesiastici, fu il colpo di grazia: mezza Europa si abbellì con le nostre opere. Non meno pesante è stata la responsabilità del Fascismo. Grazie alla connivenza di quasi tutti i gerarchi, i tedeschi riuscirono a mettere le mani sulle opere italiane, aiutati anche da antiquari e mercanti senza scrupoli. E da Mussolini: esemplare è il caso del Discobolo Lancellotti (oggi a Palazzo Massimo, Roma): scoperta nel 1781 sull’Esquilino, la scultura (II sec d. C., copia romana della celebre statua greca di Mirone) venne consegnata a Hitler con i complimenti del Duce, nonostante le proteste di numerosi intellettuali. E non parliamo del saccheggio perpetrato da Hermann Goering: quando nel 1943 gli arrivarono le casse con le opere trafugate da Montecassino (dentro c’erano anche i tesori di Capodimonte) le spedì nella miniera di Altaussee, come se fossero sempre state sua proprietà. Molti storici dicono che la sua intenzione era di farne arma di ricatto a guerra conclusa.

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A questo puntoi lo sguardo del film si allarga e cominciamo a guardare ai nostri vicini più stretti, per cultura e tradizione:  Non diverso destino ebbero infatti moltissime opere d’arte greche, emblematica sarà anche nel nostro documentario la famosa “avventura” dei Imarmi di Elgin, conosciuti anche come marmi del Partenone, sono una raccolta di sculture greche di età classica in marmo (per lo più opera di Fidia e dei suoi assistenti), iscrizioni ed elementi architettonici che in origine facevano parte del Partenone e di altri edifici collocati sull’Acropoli di Atene.  Nel 1811 Thomas Bruce, VII conte di Elgin, ottenne dalla SUBLIME PORTA, che governava la Grecia, il permesso, molto controverso, di “non rimuovere le statue, ma solo quello che avesse scoperto in uno scavo specifico”. Dal 1801 al 1812 gli uomini di Elgin rimossero circa la metà delle sculture superstiti del Partenone insieme ad elementi architettonici e scultorei dei Propilei e dell’Erettero. I marmi furono trasportati via mare in Gran Bretagna, dove alcuni sostennero l’arrivo delle statue,mentre altri paragonarono le azioni di Elgin ad atti di vandalismo[4] o saccheggio. A seguito di un dibattito pubblico in Parlamento e al conseguente scagionamento di Elgin i marmi vennero acquistati dal governo britannico nel 1816 e trasportati al British Museum, dove ora si trovano disposti nella galleria Duveen, costruita appositamente per essi. Dopo aver ottenuto l’indipendenza dall’Impero Ottomano la Grecia diede il via a grandi progetti per il restauro dei monumenti del Paese ed espresse il suo disappunto per le azioni di Elgin,che aveva spogliato il Partenone, uno dei più importanti monumenti del mondo, e contestò l’acquisto dei Marmi da parte del governo britannico. I Greci sostenevano che il taglio e la rimozione delle sculture dal monumento,eseguiti con l’uso di seghe,fosse un atto illegale e palesemente vandalico contro un monumento di rilevante valore storico, e rivendicò la proprietà intellettuale sui Marmi. La Grecia continuò a premere per il ritorno dei Marmi nel paese d’origine e portò la questione in campo internazionale nel 1980 grazie  a Melina Mercuri , allora Ministro della Cultura della Grecia. L’UNESCO ha accettato nel 2014 di mediare tra la Grecia e il Regno Unito per risolvere la disputa sui Marmi di Elgin. Attualmente a seguito della Brexit la Grecia si è detta pronta a sostenerla in cambio della restituzione delle suddette opere! Questo da la cifra del valore delle stesse.

Cast and Crew

Regia

Eugenio Cappuccio

Direttore della fotografia

Gianfilippo Corticelli

Scenografia

Stefano Giambanco

Fonico di presa diretta

Mario Iaquone

Operatore

Lorenzo Bernardini

Aiuto Regista

Alessandra Cappuccio

Produttore esecutivo

Roberto Gambacorta

Anno di produzione 2018

Location

Italia Inghilterra Grecia Olanda